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Per praticare yoga devo essere vegetariano?

Per praticare yoga devo essere vegetariano?

Per praticare yoga devo essere vegetariano? Mbè, in fondo sarebbe come chiedersi se una persona che ha rubato o ha desiderato la donna d’altri possa essere cattolico… In che senso?

Lo yoga, come già sottolineato in altri nostri articoli, spesso, a causa delle modalità di sponsorizzazione dei corsi o delle immagini trovate in rete, viene associato al fitness. Per altri invece, lo yoga è religione. Lo yoga, non è né religione e ne fitness.

Dal mio punto di vista, lo yoga conduce i suoi seguaci a uno stile di vita sano e ad un percorso spirituale seguendo con dedizione alcune semplici regole di condotta.

UNA DELLE REGOLE ETICHE È AHIMSA

Patanjali, ha esposto nei suoi Sutra otto passi o gradini chiamati Ashtanga. Ashtanga significa letteralmente “otto membra o braccia” e spiegano precisamente cosa sia lo yoga. I primi due passi Yama e Nyama definiscono dieci regole etiche da seguire. In parole povere Yama definisce le cose da non fare e Nyama le cose da fare. La prima regola è Ahimsa che letteralmente potrebbe essere tradotta dal sanscrito come “non uccidere o non nuocere”. Generalmente viene tradotto come non violenza. Non violenza va intesa a 360° e quindi ne consegue che chi volesse seguire alla lettera gli Yamas, dovrebbe essere vegetariano o meglio ancora vegano.

ORA MI CHIEDO, BASTEREBBE DAVVERO ESSERE VEGETARIANI PER SEGUIRE AHIMSA?

Mbè direi di no! Qualcuno potrebbe aggiungere che anche la produzione di uova e latte causa violenza e morte. E come dargli torto! Però, a mio avviso non basterebbe nemmeno essere vegani, fruttariani, melariani per rispettare al 100% tale regola. Noi possiamo solo fare di tutto per evitare la sofferenza altrui ma sarà impossibile essere esenti da “peccato” anche se fossimo attenti a tutti i dettagli.

Un esempio che tutti noi abbiamo sotto i nostri occhi e tra le nostre mani in questo momento è la produzione di cellulari, computer, hard disk ecc. ecc. Molto spesso per fabbricare questi prodotti, vengono sfruttati bambini o persone. Allora? Non è sufficiente essere vegani o quant’altro per avere la coscienza a posto.

MA ALLORA PERCHÈ ALCUNE “SCUOLE” DI YOGA PRETENDONO CHE I PRATICANTI SIANO VEGETARIANI?

Vi racconto una mia storia personale. Un giorno ho assistito ad un open day di yoga. L’insegnante di turno, esordì col dire: “per prima cosa, sappiate che se non siete o non diventate vegetariani, non potete praticare yoga…”. Risultato? Nessuno dei presenti si iscrisse a quel corso… Spesso, queste persone che predicano la “Santità” degli yogi poi acquistano prodotti alimentari senza nemmeno preoccuparsi se tra gli ingredienti vi siano o meno derivati animali…

Ognuno dovrebbe sentirsi libero di approcciarsi allo yoga a prescindere dalla sua dieta e dal suo stile di vita!

Lo yoga è un sentiero che conduce al cuore. Una volta giunti al cuore, sarà automatico comprendere cosa fare. Come i dieci comandamenti, così gli Yama e Nyama non sono altro che degli spunti di riflessione per dire un’unica cosa, Ama!

LO YOGA APRE IL CUORE…

Proprio così, lo yoga è un viaggio verso l’unione universale. Ovvio, attualmente sarebbe utopico pensare che possa accadere ma, lo yoga ci insegna che tutto parte da noi. Ci vorranno, anni, secoli o ere… crediamoci e qualcosa di bello accadrà. Amiamo gli animali quanto noi stessi. Rispettiamo e ringraziamo la terra per donarci il cibo e rispettiamo i vegetali che si sacrificano per darci nutrimento. Limitiamo le risorse, riflettiamo su come vorremmo che fosse il mondo da lasciare in eredità ai nostri figli. È tutto così semplice. Pensiamo con il cuore ed usiamo l’intelletto per produrre i frutti dei nostri pensieri positivi. Quindi, è inutile pensare se essere o non essere vegetariani o se lo yoga sia necessario per evolverci. Fate del vostro meglio per fare quello in cui credete evitando di nuocere agli altri, nei limiti del possibile. Non esistono santi, guru o esseri superiori. Non affidiamo a nessuno il nostro percorso. Amiamoci e basta!

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See you on the Yoga mat! ^__^ 

Namastè 

Riccardo

 

Autore dell’articolo: Riccardo Mastrorillo

Revisione: Cinzia Caldarola

 

 

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